Sindrome rancorosa del beneficato

La mia bisnonna diceva “Se tutti gli invidiosi portassero corrente ad un lampione dai che illuminazione!” Oggi volevo condividere con voi questo fenomeno di cui parla, nel suo testo di divulgazione scientifica, la psicologa, psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parisi nel suo saggio La Sindrome Rancorosa del Beneficato.

È la reazione che molte persone hanno quando, dopo aver ricevuto dei benefici di varia natura (economici, affettivi, di sostegno in momenti di grave difficoltà), hanno un rifiuto per la ”dipendenza” che hanno dal loro benefattore. E quindi fanno pagare al benefattore la loro situazione di dipendenza, di senso di inferiorità di fronte alla capacità del benefattore di aiutarli, facendo prevalere il bisogno di dire ”io non debbo niente a nessuno”. L’unico che non deve niente a nessuno, come scrive Maria Luisa Spaziani nella poesia ”il diluvio universale” è il pesce, che disse: ”non debbo nulla a Noè”. Moltissime persone debbono qualcosa a qualcuno, eppure scatta un meccanismo di invidia per il potere del benefattore, un senso di inferiorità per aver dovuto chiedere. In molte persone dover chiedere crea un disagio profondo che le porta a cancellare, calunniare il benefattore, testimone degli eventi.” dice la dottoressa Parisi e continua ” Ho avuto molto dolore per questo. Dagli affetti ho ricevuto molto, ho ricevuto e dato, scambiato. Però ho ricevuto anche molta ingratitudine che mi ha lasciata stupefatta. Nel momento di dare non mi aspettavo di ricevere qualcosa indietro o in cambio, ma mi sono resa conto che alcuni si aspettavano che io chiedessi. Ricordo un’allieva cui avevo dato grande spazio e che avevo favorito spontaneamente, afflitta da un’invidia nei miei confronti e da un malessere talmente grandi da non riconoscermi e non riconoscersi. Questa invidia è stata talmente grande che mi ha dato un insegnamento: non fidarsi incondizionatamente di persone che non sono all’altezza, che di punto in bianco vorrebbero trovarsi a livelli che io ho raggiunto con fatica e soprattutto senza compromessi. È giusto condividere con persone di pari grado le proprie conquiste, sostenere e favorire gli altri è un atto di civiltà, ma con limiti ben precisi e mettendo elle regole. Bisogna essere generosi ma mai prodighi.”

Purtroppo tutti sono soggetti a questa malattia dell’anima:
“L’invidia primaria è quella in rapporto al potere di sopravvivenza che ha il seno. Quella dipendenza immensa fa scattare nel neonato una profonda aggressività quando il seno non arriva o quando il latte non è nutriente, mentre fa godere infinitamente quando il latte è buono e sostanzioso. Questa dipendenza crea l’ambivalenza di invidia e amore verso il seno. La stessa ambivalenza la troviamo quando riceviamo aiuto, collaborazione, appoggio. Il benefattore è talmente potente e dona senza preoccuparsi del riscontro. Possono così scattare due meccanismi: uno di ammirazione e di identificazione, è un atto di identità il riconoscere colui da cui abbiamo preso. L’altro di confusione, promiscuità e invidia, paura che il benefattore possa sopraffare. Ci può essere addirittura il timore di non poter ricompensare. Ci sono persone che ringraziano e accettano di non poter restituire quello che è stavo dato loro e comunque danno quello che possono. Altri che vivono una sensazione di impotenza come elemento distruttivo: se non sono in grado di restituire rifiutano, negano, calunniano.”

Continuiamo il nostro piccolo viaggio nel male oscuro dell’invidia attraverso l’articolo di Marta Migliardi su blastingnews.com trova nell’invidioso 4 macro-categorie.

1) Il beneficato vendicativo. Appena gli avrete elargito i vostri favori, si rivolterà a voi come se foste il suo peggior nemico. Non solo vi cancellerà dalla lista delle sue amicizie, ma farà in modo di coinvolgere anche tutti gli amici comuni che avete, per renderli partecipi del fatto (chiaramente raccontato a modo suo) e cercare alleanze per sminuire la vostra opera di bene nei suoi confronti. Frasi tipiche del vendicativo? “Mica gliel’ho chiesto io“, “Se doveva farmelo pesare era meglio non facesse niente“.

2) Il beneficato opportunista.Vi starà addosso fino a quando non avrà ottenuto tutto, ma proprio tutto quello che potete dargli. Normalmente nelle prime fasi vi mostrerà anche una certa gratitudine, andando via via a scemare fino a ribaltare la situazione, facendovi addirittura credere di non fare abbastanza. Normalmente questo tipo di beneficato agisce così verso il proprio partner. La sua #ingratitudine starà nel farvi sentire sempre in colpa.

3) Il beneficato furbo. Si fa fare favori (anche grossi) con estrema leggerezza. Se, per esempio, vi chiede di prestargli 5000 euro, ve lo domanderà con estrema nonchalance: “…e cosa vuoi che siano 5000 euro”. Il beneficato furbo normalmente è un gran manipolatore. Il sua ingratitudine si esprimerà nello sminuirvi. Alla fine crederete davvero che i 5000 euro fossero pochi e che siete voi i fortunati per averlo potuto anche solo conoscere.

4) Il beneficato innamorato. Qui si entra in una sfera un po’ più delicata. Il beneficato innamorato è un elemosinatore, di sentimenti però. Ha bisogno della vostra approvazione e delle vostre attenzioni 24h su 24, senza sosta. Raramente saprà contraccambiare, ma non aspettatevi mai troppo: la sua ingratitudine si manifesta con la frustrazione che vi creerà non potendo mai colmare fino in fondo i suoi vuoti.

Avete avuto a che fare con qualcuna di queste categorie? Vi ci rispecchiate davvero? Sicuramente l’invidia “è una brutta bestia” come si dice e viene anche definita “il male oscuro dell’uomo”, come qualcosa che sia alla base dei dolori tra gli uomini. Che l’invia sia causa persino di guerre e conflitti e non solo dei nostri piccoli screzi quotidiani? L’invidia avvelena il cuore ed è qualcosa da cui guardarsi, sia dagli altri, ma anche da se stessi. Nonostante tutto mai smettere di essere generosi.


Vincenzo Coiante

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