Nel silenzio del tempo

Nel silenzio profondo dodici anni,
dove il corpo giaceva come un’ombra che tace,
la mente danzava tra ombre e speranze,
ascoltando il mondo, prigioniera del vuoto.

Le voci intorno, una pioggia sommessa,
carezze d’amore, parole di rabbia,
un fiume di lacrime scorreva vicino,
ma io non potevo sussurrare al mio destino.

E poi, come un sussurro che squarcia l’eterno,
le tue parole, madre, colpirono il cuore:
“Spero che tu muoia,” hai detto in un pianto,
in un grido di dolore, d’amore che soffoca il canto.

Non era odio, né un abisso scuro,
ma il peso insopportabile d’un amore puro,
che vedeva svanire ogni sogno, ogni luce,
mentre il tempo divorava speranze e voci.

Eppure, madre, nel tuo dolore spezzato,
ho sentito il calore di un amore mai abbandonato,
anche nel buio, anche nel gelo,
eri lì, accanto a me, sotto lo stesso cielo.

Poi il risveglio, un’alba insperata,
la vita che torna, la luce chiamata
e nel tuo abbraccio, ritrovo il perdono,
perché l’amore vero non conosce abbandono.

Ora so, madre, quanto hai sofferto,
la tua speranza era un fuoco, seppur coperto,
e anche quando credevi che tutto fosse perso,
nel tuo cuore mai si è spento il mio verso.

La morale è chiara, un messaggio eterno:
mai abbandonare, mai cedere all’inverno,
l’amore materno è una fiamma immortale,
che brilla nel buio, anche quando fa male.

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