Il risveglio

Seduto al capezzale,
il dottore attende,
tra sussurri di speranza
e notti tremende.
Il tempo si ferma,
il cuore sospira,
poi una luce, un segno: la vita respira.

Dopo sedici giorni di
silenzio e buio,
il piccolo apre gli occhi, sciogliendo il gelo.
Un filo di voce spezza l’incanto,
e il dottore chiama,
con tono vibrante:

“Corra, signora, venga a vedere,
il suo bambino ha rotto
il suo giacere!”
Nel corridoio, passi frettolosi,
una madre che corre, tra battiti ansiosi.

Entra tremante, le lacrime accese,
le mani che cercano, emozioni distese.
“Tesoro mio!” sussurra
con fiato spezzato,
e il bambino risponde, un “Mamma” soffiato.

L’abbraccio riempie la stanza intera,
un calore profondo che il cuore libera.
Il dottore sorride, parte di quel dono,
che lega per sempre un amore infinito.

Essere dottore è un grande privilegio,
è vivere il dolore, ma anche il prodigio.
È scrivere storie che il cuore custodisce,
momenti di vita che nulla svanisce.

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