La morte, un’apprendista distratta

La morte non sa di stelle, né di ponti,
ignora il mestiere del minatore,
non sa cucire un abito, né impastare il pane.
Non costruisce navi, né ara la terra.

Eppure si intromette ovunque,
interrompe le conversazioni con il suo sigillo finale,
come se fosse lei l’ultima a parlare,
senza invito.

Ma neanche del suo mestiere è maestra:
non sa scavare fosse né chiudere le bare,
né rimettere ordine nel caos che lascia dietro di sé.

Uccide, sì,
ma in modo goffo, impacciato,
senza un vero metodo, senza abilità,
come se ogni volta fosse la prima volta.

Può vantare trionfi, certo,
ma quanti fallimenti!
Colpi a vuoto, esitazioni,
tentativi ripetuti da capo.

A volte le manca la forza di abbattere una mosca,
e più d’un bruco la supera in velocità.

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