L’isola di Capri

Forse son le Sirene antiche che chiamano,
o forse un canto lieve che al vespro si disvela,
quando la notte d’estate lieve scende
e il cielo stanco si confonde al mare.

Suona l’infinità di piccole campane,
là dove in piazza l’orologio indugia;
e i pini, solitari e selvaggi,
sulle nude scogliere si protendono al nulla.

Giù, verso l’onda, la roccia si getta
e il cuore, incantato, a quel salto anela:
ché questo suol ti rapisce e ti smarrisce,
più che il pensier non osa immaginar.

Dolce follia ti coglie in questo esilio
e pur se mesto il sogno della fuga,
prigionier di quest’isola vorrai restare,
dove il mondo par dissolversi in oblio.

E mai più l’anima vorrà partire,
mai più l’incanto perder fra le nebbie del tempo.

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