La ballerina salvò l’anima

C’era una volta un ragazzo,
chiuso in un guscio che non gli apparteneva.
Guardava lo specchio
e vedeva solo nebbia,
una forma muta
che non parlava di lui.

Ogni giorno era inverno,
ogni notte un peso di pietra.
Correva nei campi,
giocava tra muri invisibili,
ma il respiro mancava,
e il cuore sussurrava segreti
che nessuno poteva sentire.

Tra polvere e ferro
indossava maschere di forza.
Gli dicevano: “Sei resistente”.
Eppure dentro di sé
un fiore implorava di sbocciare.

Poi arrivò la danza,
come una brezza di primavera.
Il corpo iniziò a fiorire,
i gesti divennero ali,
ogni passo era ritorno,
ogni nota era casa.

Ora balla,
e nel suo cuore brillano specchi di luce.
Si sente bella,
vera,
intera.

Non più catene,
non più vergogna:
solo petali che si aprono al sole.

Un giorno d’inverno
il guscio si spezzò del tutto.
E davanti allo specchio
nacque la farfalla.

Da allora, nessuna lacrima.
Solo un sorriso limpido,
solo un nome che risuona dolce,
solo la pace di essere sé stessa.

Oggi non c’è più paura.
Oggi c’è libertà.
E il fiore che aspettava nell’ombra
è diventato giardino.

A Eros.

Un corpo silenzioso ti teneva prigioniero,
lo specchio era nebbia,
il cuore gridava in segreto.

Tra muri e fatica ti nascondevi,
ma un fiore cresceva nell’ombra,
aspettando la sua stagione.

Poi venne la danza,
e il respiro si fece leggero:
ogni passo era ritorno,
ogni nota era casa.

Ora sei luce,
sei donna,
sei farfalla.
E non hai più paura.

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