Io sono un medico,
ma prima sono un uomo
che imparò a guarire se stesso
prima di sfiorare
il dolore d’un altro.
Vidi il mondo mutare,
la cura farsi mercato,
la scienza perdere l’anima
tra il bianco sterile e
il nero del profitto.
Ma io cercai ciò che resta sacro:
il respiro che trema,
la parola che cade,
la ferita che vive dietro
lo sguardo.
Non curo soltanto il sintomo:
entro nella storia,
cammino nel buio dell’anima
dove nessun farmaco
sa arrivare.
Amo la mia missione,
perché dona al mio cuore
un senso più grande di me,
una promessa antica.
Quando placo un dolore,
raccatto una speranza;
quando accendo un sorriso,
guarisco un silenzio.
E ogni vita che ritorna,
ogni pace ritrovata,
restituisce a me stesso
un frammento di luce.
Perché essere medico
è questo mistero:
toccare la fragilità
senza farla cadere,
e restituire al mondo
un po’ più d’amore
di quello che ho trovato.
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