C’era un tempo in cui bastava uno sguardo.
Eravamo due fratelli legati da un filo invisibile,
un amore nato prima ancora delle parole.
Io ti cercavo, sempre,
come si cerca la metà perduta di sé stessi.
Ma tu, piano piano, ti sei smarrito.
Ti ho visto scivolare lontano,
oltre muri che non sapevo abbattere.
Litigavo con te per amore,
perché volevo salvarti, cambiarti il destino,
strapparti al buio che ti stava prendendo.
Credevo ci fosse tempo.
Credevo che un gesto, una parola,
potesse riportarti indietro.
E invece il male ha corso più veloce di me.
Ti ha portato via,
lasciando un vuoto che nessuno potrà colmare:
né mamma con le sue lacrime nascoste,
né papà con la sua fede incrollabile in te,
né io, che porto addosso il rimpianto
di non averti salvato,
di non aver gridato più forte,
di non aver capito abbastanza.
Ora restano il silenzio e l’amore,
un amore che non muore,
che soffoca il petto e brucia nelle vene.
Perché tu eri sangue del mio sangue,
e lo sarai per sempre.
Camminerò con la tua assenza accanto,
come un’ombra buona e crudele,
in attesa di un giorno lontano
in cui forse ti rivedrò,
non so dove,
non so in quale luce.
Ma so questo:
eri mio fratello.
Lo sei ancora.
E il dolore che mi hai lasciato
è l’altra faccia dell’amore
che non ti ho mai smesso di dare.
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