Tra cento anni non cercatemi
nelle case, nei nomi, nei muri.
Non sarò nelle cose che ho avuto,
ma nei gesti rimasti sicuri.
Sarò nell’abbraccio dato senza fretta,
in una mano tenuta nel buio,
in ogni parola detta piano
quando il cuore tremava e non c’era orgoglio.
Le mie paure lasciatele andare,
non portatele con voi nel cammino.
Erano peso del tempo e del mondo,
non verità del mio destino.
Io sono stato il mio amore, non altro.
Tutto il resto è stato rumore.
Se ho sbagliato, è stato per fame
di essere vero, di dare cuore.
Non ricordate i giorni stanchi,
le corse, le lotte, le spine.
Ricordate solo se ho saputo
farvi sentire a casa, anche alla fine.
Non so i nomi di chi mi ha preceduto,
ma sento il loro sangue cantare.
Così sarà di me, ve lo giuro:
non un nome, ma un modo di amare.
Viviamo un attimo dentro l’eterno,
polvere viva che impara a brillare.
Siamo un respiro prestato dal cielo,
un “ti amo” che prova a restare.
Quando il mio tempo sarà compiuto
e il mio volto solo un’idea,
cercatemi nei vostri gesti buoni,
lì sarò ancora, in silenzio, con voi.
A chi ho amato chiedo perdono,
a chi amerò prometto presenza.
Non ho eredità da lasciare al mondo
se non questa semplice essenza:
amate senza paura di perdere,
vivete senza trattenere il giorno.
Perché nulla resta di ciò che possediamo,
ma tutto resta di ciò che doniamo.
E se un giorno penserete a me,
non piangete, non chiamatemi indietro.
Sorridete.
Io sarò stato vivo
ogni volta che avrete amato davvero.
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