L’amore che resta

Sono passati da poco
sei mesi da quando
se n’è andata,
era la sera del ventisette.

Mi manca la sua chiara voce,
mi mancano i suoi occhi grandi
e i suoi sguardi,
mi manca il suo
profumo di lavanda.
Nessuno mi accoglie più,
quando entravo nella sua casa,
come faceva lei:
“Vinci, che sorpresa,
che piacere.”
“Vieni, vieni.”
Nessuno più.
Più nessuno.

Mi mancano
le sue mani piccole e bellissime.
Nessuno ama come una madre.
Nessuno.
Nessuno.

Da giovane, per me,
era bellissima,
donna di grande cultura.
Leggeva il mondo
con intelligenza,
traduceva il latino a prima vista,
insegnante eccellente,
giusta, rigorosa.

Amava la famiglia,
amava il mare,
i viaggi nei luoghi lontani:
Thailandia, Maldive, Kenya.
Amava il sole,
la trasparenza,
forse troppa,
gli inserti del Corsera,
amava gli animali;
solo anche per noi.

Cucina ancora nei miei ricordi,
con sforzo e dedizione,
sempre
e solo a fatica, per noi.
È stata integerrima,
educata nell’anima.

Il suo motto vive in me:
“Avere rispetto,
fierezza di sé,
avere rispetto degli altri.”

Metteva la famiglia
prima di ogni sua esigenza.
Ha dato più di quanto
abbia mai ricevuto.

Già sono passati sei mesi
e una parte di me
si è opacizzata,
si è persa, si è offuscata.
È insostituibile.
Eppure il tempo cammina,
la vita scorre
e ti chiede di continuare
il nostro giro,
la nostra storia,
la nostra strada,
il nostro compito.

Mi sono sposato
e sono andato
via di casa presto,
ma le sono sempre stato vicino,
avevo ventisei anni.
I miei sogni erano grandi,
dovevo essere,
dovevo provarci,
volevo farlo.
Ma non sono mai mancato.

Oggi ringrazio
ogni estate vissuta insieme,
il mare,
la casa in montagna,
i mesi felici, le gite
a Ischia, poi a Ponza,
quando i miei figli erano piccoli,
tutti e tre, e lei li amava immensamente
ed è immensamente amata
da loro.

Ciao mamma.
Un giorno ci ritroveremo.
Quanto ti ho voluto bene
e ancora tantissimo ringrazio,
oggi come allora,
per tutto l’amore
che ho ricevuto.

Vinci.

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