Perdonami,
Perdonami se taccio quando
il giorno si spegne piano,
se il mio sguardo
si perde lontano.
Ho ancora nell’anima il grido
di una madre spezzata,
e la notte in reparto
mi è rimasta attaccata.
Ho stretto la mano a chi
aveva vent’anni appena,
mentre il caldo della vita
fuggiva come una pena.
Ho visto quegli occhi farsi vetro nel silenzio profondo,
mentre il monitor taceva fermando il mondo.
Ho ascoltato quel vuoto
che rompe ogni cuore,
quando un corridoio diventa tempesta di dolore.
E ho visto una figlia gridare “svegliati” piano,
stringendo un padre che scivolava via dalla mano.
Se torno a casa e sono silenzio e stanchezza,
non è durezza,
né fredda tristezza.
È che ogni giorno combatto
con tutta la vita,
ma a volte la morte è più forte e la battaglia è finita.
Allora resto vuoto,
come un guscio nel mare,
con l’anima rimasta su un letto d’ospedale.
L’ho lasciata lì,
accanto a chi stava partendo,
per dargli un ultimo gesto,
un amore tremendo.
Per questo se taccio,
non pensare che sia lontano:
porto il dolore del mondo
dentro la mano.
Perché chi ogni giorno lotta
per salvare una vita
sa che anche perdere…
è una forma infinita d’amore.
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