Made in Italy 2.0 parte 3 – Italia Green

Si definisce economia verde (in inglese green economy), o più propriamente economia ecologica, un modello teorico di sviluppo economico dove oltre ai benefici di un certo regime di produzione si prende in considerazione anche l’impatto ambientale, cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall’intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che produce la loro definitiva eliminazione o smaltimento.”
Wikipedia

 

Era da un pò che non si parlava più di clima, di emissioni, di surriscaldamento globale e di economia sostenibile, insomma di tutte quelle cose che riguardano il nostro pianeta e la sua salvaguardia. Da Inconvenient Truth del 2006 di Al Gore sembrava che il trend “surriscaldamento globale” fosse finito nel dimenticatoio. Oggi è un tema caldissimo, probabilmente dominante nel settore industriale, in quanto strada maestra che industrie e governi stanno tentando di seguire, per profitto (si intende), e anche per la salvaguardia del nostro ambiente.

E’ di questi giorni l’annuncio dell’uscita degli USA dagli storici accordi di Parigi del 2015 per limitare le emissioni nocive nell’atmosfera. Sembra impossibile che uno degli Stati più influenti del mondo compia una scelta controcorrente che rischia di rallentare la conversione verde delle industrie statunitensi. Contrariati dalla scelta del Presidente Rex Tillerson, segretario di Stato ed ex CEO del colosso petrolifero Exxon Mobil e Elon Musk di Telsa Motors, pronto ad uscire dal team presidenziale che si occupa dei cambiamenti climatici.

In Italia quando si parla di economia green si pensa subito alla sua applicazione ad un settore, quello alimentare, che ci vede da sempre protagonisti.

L’Italia detiene la leadership nel settore alimentare nel mondo con un valore totale pari a 12 miliardi di euro equivalente al fatturato generato dal consumo sui mercati nazionale ed estero delle produzioni a denominazione di origine (Dop/Igp) che presentano elevati livelli di esportazione.
industriaitaliana.it

Ma non è l’unico settore in Italia che presenta una crescita “verde”. Si va dall’ecobuilding, all’ecomobility, fino alla chimica verde, dall’agribusiness, all’illuminazione a risparmio energetico, la smart energy, il trattamento dei rifiuti e quello di acqua, i servizi ambientali, fino alla white biotech, la biotecnologia applicata all’agricoltura, all’industria e alla salute. Sono settori in rapida crescita, merito soprattutto delle normative che le preservano e ne favoriscono lo sviluppo e dal loro potenziale di fatturato.

Secondo VedoGreenv la green economy italiana vale 1,6 miliardi di euro e impiega più di 3.000 risorse e capitalizza 1,2 miliardi.

Dall’analisi emerge un significativo trend di crescita in termini di ricavi, che registrano un incremento medio del 14% rispetto al 2014. Il 70% delle società green quotate ha evidenziato una crescita di ricavi nel 2015 con tassi di crescita superiori al 50% nel 26% dei casi. Sono 12 le società che distribuiscono dividendi nel 2016, con un dividend yield medio pari al 3,1%. Il 29% delle società ha un fatturato inferiore a 10 milioni di euro.
industriaitaliana.it

Come rispondono le startups a tutto questo?
La LUISS, nota Università di Roma ha presentato il 5 Luglio dello scorso anno il progetto Green Mobility che permette a studenti, docenti e staff di avere a disposizione 18 auto elettrice, 24 e-bike e 12 ciclomotori dislocati nelle tre sedi dell’Università, dotate di infrastrutture di ricarica intelligenti. Il servizio è accessibile via app. L’obiettivo sarà quello di estendere il servizio a tutti i cittadini e ai turisti.

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Un business in forte crescita quindi, che prevede un aumento in termini di sviluppo e di profitto. Speriamo che questa volta il profitto vada a braccetto con la tutela ambientale, che sia cioè sostenibile.

 

Vincenzo Coiante.

 

 

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