Era mio padre, ero suo figlio.

Era mio padre,
ero suo figlio.
Lo credevo grande abbastanza
da non avere paura.
Poi gli anni mi hanno mostrato
il bambino che era stato,
le parole rimaste in gola,
quel suo modo di stringermi
senza riuscire a dire tutto.
Avrei voluto sedergli accanto,
chiedergli: «Che cosa ti fa male?»
senza aspettare
che fosse lui a parlare.
Poi sei arrivato tu.
Eri mio figlio,
ero tuo padre.
Nelle mie mani cercavi il mondo,
nei miei occhi
il permesso di scoprirlo.
Quante volte ho saputo guidarti,
quante non ho saputo ascoltare.
Ti vedevo crescere
e ancora ti tendevo la mano
dove volevi camminare da solo.
Oggi vorrei dirti:
conserva il bene che ti ho dato,
dei miei errori
non fare un destino.
Se un giorno tuo figlio
ti confiderà una paura,
siediti accanto a lui.
Lascia che finisca,
anche se ti mancano le risposte.
Era mio padre.
Ero suo figlio.
E tu, figlio mio,
mi hai insegnato
quanto avevo ancora
da imparare sull’amore.

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